Il legno dell’incendio torna a vivere sotto forma di arredo urbano

L’esempio virtuoso della Valsusa: arredi urbani lungo i percorsi del torrente Messa fatti con i tronchi dell’incendio del 2017.

Il legno dell’incendio torna a vivere sotto forma di arredo urbano

18 febbraio 2021 Natura e Cultura

Di Alessio Mingoli

Ogni estate ci troviamo purtroppo a fare i conti con gli incendi boschivi, una piaga che ogni anno manda letteralmente in fumo migliaia di ettari di foresta. Premesso che la prevenzione e l’educazione debbano rimanere i capisaldi per cercare di combattere questo fenomeno, rimane però importante capire come gestire ed utilizzare il legno proveniente dalle piante danneggiate o abbattute dagli incendi, perché non vada perso un patrimonio naturale, dando una seconda vita a quel bosco cancellato dalle fiamme.    
È il caso della cooperativa “La Foresta” di Susa (To) che ha portato avanti un progetto innovativo per realizzare arredi urbani partendo dal legno di pini e abeti dei boschi di Mompantero, gravemente danneggiati dall’incendio di fine ottobre 2017, quando per oltre 14 giorni, ha colpito un'area di 3.944 ettari coinvolgendo cinque comuni della media e bassa Valle di Susa.        
Sono state quindi realizzate panchine installate sul percorso del torrente Messa ad Avigliana (To), tutte certificate con la procedura del “legno controllato PEFC”. 

Spesso il destino del legno proveniente da incendi è quello di essere trasformato in biomassa, anche il tondame che potrebbe avere migliori destinazioni d’uso; in questo caso invece è diventato un importante mezzo di riqualificazione del territorio e solo una parte minoritaria è stata cippata per alimentare le centrali termiche presenti in zona. Nello specifico la creazione di aree con panchine ha permesso di rendere il bosco più fruibile facendo da possibile deterrente per fenomeni come quello dell’abbandono dei rifiuti, oltre a promuovere filiere produttive locali. Innovativo anche l’uso dell’elicottero per esboscare il materiale, complice anche la vicinanza tra la zona bruciata e la sede della Cooperativa “La Foresta”.

Il progetto però non si ferma qui e si stanno già preparando molti altri interventi, dove sarà valutata la possibilità di installare tavoli e staccionate rigorosamente in legno made in Valsusa.

Un esempio virtuoso che potrà sicuramente essere replicato su scala nazionale, con la speranza sempre viva che ci possa essere meno bisogno di interventi di recupero di legname bruciato e che l’educazione e il rispetto per il nostro patrimonio boschivo abbiano il sopravvento.

Referenti PEFC

Alessio Mingoli

Redazione Eco delle Foreste